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La fame del primo e del secondo mondo

L’uomo di oggi più che amare cerca di affascinare, e più che essere amato, cerca approvazione e riconoscimento; non riesce a vedere che nella sua ricerca di approvazione vi è un implicito giudizio verso se stesso, di non valere nulla, e nella sua volontà di affascinare gli altri vi è la sua implicita disonestà.
L’uomo diventa disonesto perché sostanzialmente si sente povero, misero, e dove c’è miseria c’è fame, e dove c’è fame c’è guerra, conflitto.
La sua fame non è la fame del terzo mondo, ma è la fame del primo e secondo mondo: la fame d’amore.
L’uomo del primo e secondo mondo riesce a vivere fisicamente, il cibo non gli manca, ma lotta ancora per la sopravvivenza emotiva: ed è per questo che la maggior parte dei rapporti umani, soprattutto quelli di coppia, oggi finisco dopo un conflitto, dopo una “guerra” emotiva.
Il conflitto emotivo non è altro che l’effetto della fame d’amore che rende l’uomo sottilmente e subdolamente meschino.
Per ottenere una briciola di approvazione e di riconoscimento siamo capaci di dire e fare cose che soltanto un uomo che ha fame d’amore può dire e fare.
Diciamo cattiverie e compiamo atti talmente così meschini che se solo avessimo il coraggio di riconoscerli, potremo vedere in faccia la nostra miseria emotiva; una miseria che non è paragonabile alla miseria fisica del terzo mondo, ma è il tipo peggiore di miseria: la miseria emotiva.
Non riusciamo a vederla questa miseria, perché in realtà non la vogliamo vedere, ce ne vergogniamo profondamente, e pensiamo ingenuamente che la sola nostra volontà di non vederla la faccia sparire.
L’uomo non è cosciente che si trova in un “letame psichico”, anche se ha la sensazione a volte molto forte a volte meno di essere in esso: questo lo mette continuamente in ansia e lo fa disperare.
Si oppone a questo letame, mentre non riesce a capire che l’unica strada verso la salvezza è proprio quella del riconoscimento e dell’accettazione totale del proprio “letame psichico”.
L’uomo d’oggi non riesce a comprendere che fino a quando avrà vergogna di questo “letame psichico”, di questa miseria in cui si trova, continuerà a starci dentro, anche per tutta la vita; tenterà di nascondere la sua vergogna con profumi e fiori artificiali, ma non servirà a nulla.
Non riesce a comprendere che fino a quando non avrà il coraggio di attraversare quel letame, superando così la vergogna, non potrà utilizzarlo per fertilizzare la terra della propria Vita, rendendola più vitale, e più ricca.
La unica e la sola strada è quella di accettare e riconoscere con coraggio di essere in un “letame psichico”, perché solo così l’uomo potrà avere il coraggio di staccarsi da esso e usare quel “letame” trasformandolo in un fertilizzante emotivo.
Possiamo trasformare solo quello che vediamo, ciò che non vediamo, o ciò che non vogliamo vedere per vergogna non possiamo trasformarlo.
Molti di voi non lo sanno, ma Thornton Wilder, un commediografo, mentre era a passeggio con Freud, un giorno, gli domandò: “Se le tue scoperte sono tanto importanti, com’è che nessuno le ha pensate prima di te?
Freud rispose: “Io non le ho scoperte. I poeti hanno sempre saputo queste cose.”
Freud amava molto le poesie del poeta libanese Gibran.
Gran parte delle poesie sono ispirate alla Natura, alla Madre Terra: ed è per questo che è nata la materologia, per tornare alle origini di ciò che l’uomo chiama “psicologia”, per spogliarla di quella veste scientifica, e meccanicistica, e ritornare a rivederla nuda, senza quella foglia di fico che copre il nostro sesso, che Freud utilizzò come schermo per proiettare la sua scientificità, dando vita alla psicoanalisi, e alle scienze psicologiche.
I tempi sono cambiati, e anche la psicologia dell’uomo sta cambiando, e ciò che l’uomo definisce “inconscio” non è più inconscio, ma gli è davanti agli occhi tutti i giorni, basta avere il coraggio di guardarlo.
La psicologia e la psicanalisi moderna continua ad analizzare la foglia di fico che copre il sesso, perché ancora oggi da troppa importanza a ciò che ha definito “inconscio”, a ciò che non riesce a vedere, ma che in realtà non vuole vedere per vergogna.
L’uomo moderno continua ad analizzare l’inconscio, la foglia di fico, perché il pensiero scientifico ha paura e vergogna di scoprire la sua vera natura, ecco perché la maggior parte delle scienze moderne, attraverso l’uso della tecnologia, sta inquinando e distruggendo la terra, la natura, invece di aiutarla a rigenerarsi.
L’uomo la distrugge perché ha profondamente paura e vergogna del suo “sesso”, delle sue origini, della sua Natura sia interiore che esteriore.
L’uomo non riesce a comprendere che invece di continuare ad analizzare la foglia di fico, dovrebbe semplicemente avere il coraggio di guardare il suo “sesso”, per comprendere infine le sue vere origini.

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