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Aspettati solo di cadere e sarai libero

I: Che differenza c’è tra uno spiritualista e un materialista?

A: Nessuna!

I: Nessuna?

A: Sì, l’ho già detto tantissime volte, sia lo spiritualista che il materialista cercano un qualcosa che non troveranno mai: è inutile farsi false illusioni ed avere delle speranze, il mondo non cambierà e tanto meno voi.

I: Allora cosa si può fare per cambiare?

A: Sicuramente quel piccolo io che pensate di essere non può cambiare, e nulla può fare, e tanto meno questo mondo può fare qualcosa, perchè primo o poi finirà. Lasciate andare tutte le vostre idee di come dovete essere e di come deve essere il mondo, perché primo o poi tutto dovrà finire, anche quel piccolo io, quando morirete, finirà: allora perché continuare ad attaccarvi ad esso?

I: Forse, perché non sappiamo ancora chi siamo.

A: Certo, ed ogni vostro sforzo di conoscervi è inutile, perché tutto è destinato a finire, anche ciò che definite “conoscenza” è solo una nuvola di passaggio che viaggia nell’immensità della non-conoscenza.Non c’è cosa più grande della non-conoscenza, dell’ignoto.

I: Che cos’è per te l’ignoto?

A: Bella domanda, “ignoto” è un termine poco usato non solo nell’ambito della scienza-materialista, ma anche negli ambienti spirituali.Chi ha creato la materia? Chi è quest’entità che molti chiamano Dio?

I: Sinceramente non lo so.

A: Domande a cui né uno spiritualista, nè un materialista sanno rispondere, e mai potranno, ed è per questo motivo che i più accettano ciecamente delle risposte dette da alcune persone, solo perché dimostrano di essere più intelligenti, e più colte, o perché hanno qualche titolo in più appeso alla parete del proprio studio.Salvare una vita o compiere buone azioni, non vuol dire sapere qualcosa di più del mondo, e tanto meno sapere qualcosa di più di se stessi: mi fanno ridere gli eroi di guerra, e ancor più coloro che si autodefiniscono o vengono eletti salvatori del mondo.Se Gesù avesse preso su di sé veramente tutti i peccati del mondo, oggi saremo tutti liberi, ma se vi guardate attorno è veramente così?

I: No!

A: Mi sa che qualcuno vi ha detto una bella menzogna, e voi l’avete accettata ciecamente prendendola per verità: avete modellato la vostra vita intorno a queste utopistiche idee, accrescendo così non solo la vostra speranza, ma anche le vostre aspettative, e quindi, le vostre sofferenze.Pregare non serve, e tanto meno meditare: ogni preghiera e ogni meditazione non serve a diminuire le vostre sofferenze, ma soltanto ad accrescere quel piccolo io.Se poi una vostra preghiera, come alcuni di voi dicono “sarà ascoltata”, o una meditazione vi farà entrare in uno stato di profondo rilassamento, saranno solo nuvole passeggere che vi porteranno un pò di acqua nel deserto dell’esistenza di quel piccolo io che pensate di essere.Ma ritorniamo alla tua domanda, forse non tutti lo sanno, ma la parola ignoto, proviene dal greco “notos”, che è affine, ed ha la stessa radice di un’altra parola greca “notis”, che vuol dire umidità, quindi l’ignoto è il non-umido.Tutti voi sapete che le prime forme di vita sulla terra sono nate nell’acqua, analogamente anche noi siamo nati nell’acqua, in un liquido che la scienza medica chiama amniotico.Da questa semplice osservazione possiamo dedurre che l’ignoto, il “non-umido” è tutto ciò che “non è nato”.Quindi, se l’ignoto è la non-nascita, possiamo anche affermare che l’ignoto è la non-vita.

I: Allora l’ignoto è la morte.

A: Come si può morire se prima non nasci, non vivi? (risate)

I: E’ vero!

A: Quindi, non possiamo dire che la non-vita è morte, sarebbe un grande errore affermarlo.Anche la non-conoscenza non è ignoranza, come noi la intendiamo, ma è ciò che non può essere compreso né con la conoscenza, nè con la ignoranza.Ciò che vi libera non è la verità, ma è la non-verità, che non è menzogna.

I: Cosa è la non-verità, la non-conoscenza?

A: Non lo so, e sono felice di non saperlo, (risate) perché così tengo lontana la mente che vuole sempre conoscere per possedere e comandare.

I: Che differenza c’è tra colui che non-conosce e l’ignorante?

A: E’ sostanziale, l’ignorante non è colui che non-conosce, ma è colui che ignora la conoscenza; solo nella non-conoscenza c’è la pace, c’è la quiete, e non c’è più il rumore della mente.

I: Cosa intendi per “rumore della mente”?

A: La conoscenza è l’applauso della mente, mentre l’ignoranza sono i fischi della mente, se volete un pò di quiete, pace e silenzio mentale allontanatevi sia dagli applausi della conoscenza che dai fischi dell’ignoranza, rimanete nella non-conoscenza, nel silenzio.Non attaccatevi alla vita, e non abbiate paura della morte, rimanete nel bel mezzo di niente.Nè Dio, né la scienza vi salverà, abbandonate ogni credenza sia spirituale che materiale, solo così sarete veramente liberi.Solo quando abbandonerete le due falsi e artificiose ali di Dio e della scienza, potrete utilizzare liberamente e finalmente le vostre, volando liberi nell’immenso Ignoto.Abbandonate ogni ricerca, un nuovo cammino vi spetta: quello del ritrovo!

I: Ti conosco da tanti anni, e ascoltando queste tue parole sembra quasi che tu sia diventato ateo.

A: Si, sono diventato ateo, ma non come lo intendete voi.Ateo è colui che non crede in Dio: effettivamente io non credo in Dio, perché Dio è solo un concetto e una parola che viene usata dagli spiritualisti per dare un senso e una direzione alla loro vita. Pensano erroneamente che andando nella direzione opposta possono sfuggire alla morte, non capendo che il mondo è rotondo, e qualsiasi direzione prendete primo o poi ritornerete nuovamente al punto in cui siete partiti.

I: Ma allora non c’è via di scampo! (risate)

A: Nessuno può sfuggire alla morte, alla fine, quindi è inutile aver paura di essa, e poi, se scappiamo anche dall’unica cosa certa della vita, che è la morte, dove andremo?Possiamo solo andare in braccio all’incertezza, alla disperazione, compiendo così atti compulsivi e insensati.Posso divertimi a parlare di Dio con voi, o usare la tecnologia che ci mette a disposizione la scienza, ma è solo un divertimento per me, non considero più tutto questo come fosse la mia vita. Non desidero morire, né vivere, sono qui con voi adesso, nel bel mezzo di niente, ed è ciò che mi basta.Non conosco né santi, né peccatori, siete solo voi a conoscerli, e siete solo voi a schierarvi o da una parte o dall’altra. Essere vincitore o perdente cosa importa? Tanto primo o poi entrambi finiranno, e con loro anche la gara della vita finirà.

I: E’ una visione un pò pessimista la tua.

A: Non mi definisco un pessimista, sono solo realista, e se volete vivere una vita da individui liberi dovete necessariamente avere il coraggio di attraversare e di vedere la realtà, invece di continuare a crogiolarvi in inutili fantasticherie, per esorcizzare così la paura di finire.

I: Dalle tue parole sembra che non credi ad un aldilà.

A: Aldilà, aldiquà, sono solo concetti che ti impediscono di essere libero già da ora; perché dovresti credere ad un aldilà se prima non sai cosa sei venuto a fare nell’aldiquà?

I: Forse perché quello che vivo non mi piace.

A: Non ti accorgi che sei nella contraddizione? Sei curioso di conoscere cosa c’è nell’aldilà, e credi in questo aldilà, ma nello stesso tempo hai paura di morire. Fuggi da ciò che chiami aldiquà, perché non ti piace, e cerchi con affanno di conoscere ciò che chiami aldilà, per poi successivamente fuggire anche da esso, perché risveglia in te la paura della morte.Non noti che ti trovi in una prigione mentale?

I: Effettivamente è proprio così, ma come si può uscire da questa contraddizione?

A: Uscire? Perché credi di essere dentro?

I: Sì, credo di esserci dentro.

A: Dentro o fuori, sono solo luoghi creati dalla mente, non esiste né un dentro, né un fuori, anche ciò che tu chiami aldilà è uno luogo o stato mentale proprio come questo in cui ti trovi ora, che chiamate aldiquà, e che non ti piace.

I: Quindi da ciò che ho compreso dalle tue parole è la mente l’ostacolo, no?

A: La mente non è l’ostacolo, e non esiste nessun ostacolo, sei già libero: la conoscenza ti porta in quel luogo chiamato dentro, mentre l’ignoranza ti porta nel luogo chiamato fuori, ma entrambi sono solo creazioni della mente, quindi ogni sforzo di uscire o di entrare nella mente è inutile.

I: Ma chi è quella forza che mi porta a conoscere o ad ignorare?

A: Non lo so, e non mi interessa saperlo, tu forse vuoi saperlo perché vuoi continuare a controllare, possedere ed avere un comando su delle forze, ma io sono un anarchico e non sono né interessato a comandare, né ad essere comandato.

I: Cosa intendi per anarchico?

A: L’anarchia non è un qualcosa di distruttivo, diviene distruttiva solo se da essa viene astratto o estratto, entrando e uscendo dalla mente qualcos’altro. La parola anarchia proviene dal greco an-archein che vuol dire non-comandare. Il vero anarchico è colui che non ha nessun interesse a comandare. Quindi, tutti quegli uomini che nel passato sono stati definiti degli anarchici, non erano degli anarchici, ma erano soltanto degli alienati, o dei ribelli. L’abolizione di ogni potere costituito, e la libera espansione delle energie individuali, è cosa buona, soltanto non possiamo attuarla attraverso un comando, quindi uno sforzo, non possiamo pretenderla, utilizzando la forza, sarebbe una contraddizione, possiamo soltanto dare lo spazio necessario affinché questo accada naturalmente, senza sforzo, e quindi senza comando. Esseri liberi, vuol dire esseri liberi anche dal comando in senso assoluto.

I: Quindi non c’è nessuna differenza tra la libertà e l’anarchia.

A: Esattamente! Ma anche la libertà diviene un ostacolo se la mentalizzate, cioè se cercate di custodirla o di preservarla in un luogo: dentro o fuori la mente, nell’aldiquà o nell’aldilà. La libertà “custodita” non è più libertà, ma è chiusa in un cofanetto mentale, in un luogo mentale.Se state difendendo la vostra libertà, allora vuol dire che sicuramente ciò che state difendendo non è la vera libertà, ma è una prigione che ha preso le sembianze della libertà.

I: Mentre ti ascoltavo mi venivano alla mente le parole di Gesù, quando dice di porgere l’altra guancia.

A: Infatti, la vera libertà è nella resa totale, nell’assoluta non-difesa.

I: Ma come fai a non difenderti quando qualcuno ti percuote la guancia?

A: Chi mi percuote la guancia lascia su di essa solo il segno della sua prigionia, e più batterà la sua mano sul mio volto più rafforzerà la convinzione dentro di sé che è in una prigione. Il rossore o il sangue che uscirà dal mio volto non è il segno del mio martirio, ma è soltanto il segno tangibile della sua prigionia.

I: Ma potrebbe anche ucciderti.

A: E cosa importa tanto prima o poi finirò. (risate)

I: Ma non hai paura di morire?

A: Paura? Se hai paura di morire non potrai mai amare: se osservate attentamente la parola amore potrete notare che ha la stessa radice della parola morte: a-mor e mor-te.Qualche mese fa’ ho scoperto che nel dialetto dell’isola di Sein, un’isola situata a nord della Bretagna, esiste una parola che ha la stessa radice: “mor”, che tradotta in italiano è mare.Non è un caso che la parola amare proviene dalla parola mare: ha la stessa radice, perché il mare esprime grandezza, infinità, immensità, proprio come l’amore.Quindi, se volete essere liberi di nuotare in questo mare dovete necessariamente liberarvi dalla paura di finire, di morire, di affogare.Ciò che voi chiamate amore è un mare infinito sì, ma di guai. (risate) La conoscenza come l’ignoranza sono solo due differenti salvagenti, che è vero che non vi fanno affogare, ma non vi aiuteranno nemmeno a liberarvi dalla paura di affogare, di finire.Sono solo due diversi espedienti per rimandare e per non affrontare la vostra paura, e se qualcuno si avvicinerà a voi con l’intenzione di togliervi il vostro bel salvagenti scapperete o lotterete con tutte le vostre forze per non farvelo togliere: questa la chiamate libertà?!

I: Sì, ma come si fa a superare la paura di morire?

A: La paura non si può superare, ogni vostro tentativo per superarla è inutile, dovete semplicemente abbandonarvi ad essa, senza difese, immergervi in essa fino a lasciarvi senza respiro, solo allora una nuova forza nascerà in voi naturalmente, e come per magia non sentirete più il bisogno né di vivere, né di morire, ma sarete finalmente liberi di non-essere.

I: Cosa intendi per essere liberi di non-essere?

A: Semplice! Tutti noi nasciamo e veniamo educati per diventare qualcuno, per dire un domani “sono questo” o “sono quello”. Io non sono interessato ad essere, perché essere, per me, vuol dire custodire la mia libertà, imprigionare la libertà. Che senso ha affermare io sono questo o io sono quello, se non so realmente chi sono?

I: Ma dalle tue parole, sembra che sai chi sei.

A: L’unica differenza che c’è tra me e te è che io so di non essere, mentre tu continui a pensare di essere qualcosa o qualcuno, e ti affanni per dimostrarlo al mondo. Smettila di essere qualcuno o qualcosa e sarai libero di non essere.

I: Sei molto bravo a rispondere alle domande che ti vengono poste, ma non mi convince quello che dici.

A: Io non ho nessuna intenzione di convincerti, tu sei libero anche di non essere d’accordo con ciò che dico, io non pretendo che le persone siano d’accordo con ciò che affermo.Ho piacere che le persone mi contraddicono, perché dalla contraddizione traggo energia.

I: Come fai a trarre energia dalla contraddizione?

A: La contraddizione crea dei buchi nel muro della conoscenza-ignoranza che permettono di far passare luce, e quindi energia. Se osservate la parola contraddizione, viene fuori la parola contro l’addizione. Cosa è contro l’addizione?

I: La sottrazione!

A: Vedo che te la cavi in aritmetica. (risata)Quindi, possiamo affermare che tutto ciò che è contro l’addizione è una sottrazione.Ogni sottrazione, come dice la parola, sottrae e non aggiunge conoscenza, quindi ogni contraddizione sottrae dal muro della conoscenza-ignoranza un mattone, creando così dei fori dove la luce può passare. Quando tutti i mattoni saranno sottratti, sarai totalmente libero di vedere la luce, in tutta la sua pienezza.In realtà, la minestra che chiamiamo vita non ci piace, solo perché abbiamo aggiunto (addizionato) del sale (la conoscenza) a un qualcosa che era già salato.

I: Trovo che sia molto originale ciò che dici.

A: Semplicemente perché uso i miei occhi per vedere la vita, e non gli occhi di altri. Di solito l’uomo utilizza concetti e idee di altri come lenti per vedere meglio la vita, o come dei righelli per “misurarla”, o valutarla, ma agendo in questo modo, vive la vita degli altri e non la propria. Vive una vita piena di contraddizioni, perché molte delle idee che ha acquisito ciecamente dall’esterno, -solo perché apparentemente affascinanti- sono totalmente opposte fra di loro, ed è per questo che viene spesso giudicato un ipocrita, o un falso, un incoerente, perché non traspare da lui niente di originale, di autentico, di unico.Che poi colui che vive nella contraddizione viene giudicato un incoerente da un altro uomo che vive anch’egli nella contraddizione poco importa, questo rafforza solo la convinzione che l’umanità si trova attualmente in un circolo vizioso molto stretto e folle, che lo sta imprigionando sempre di più.

I: Tu come sei uscito da questo circolo vizioso?

A: Quando nasciamo siamo liberi, senza nessun bagaglio conoscitivo, quindi camminiamo liberi e leggeri per il mondo.Ma già dai primi anni di vita i nostri genitori ci educano ad avere dei bisogni, quindi implicitamente ci inculcano l’idea che non siamo esseri perfetti, ma dobbiamo aggiungere sempre qualcosa alla nostra vita per essere completi, e per fare strada in questo mondo. E’ esattamente come il discorso dell’addizione di cui abbiamo parlato prima.Successivamente ci vengono indotti altri bisogni che si vanno a sommare a quelli che ci sono stati indotti dai nostri genitori: quelli indotti dai nostri insegnanti, dal nostro datore di lavoro, dai mass-media e per chi è più fortunato (risata) anche quelli indotti dal nostro maestro spirituale, o dalla nostra guida spirituale, che ci dice che abbiamo bisogno di una cosa che ci manca: la fede.Quando parlo di bisogni non mi riferisco ai bisogni primari o naturali, ma ai bisogni indotti, a quei bisogni non reali, che sono solo frutto di costruzioni mentali, di paure non affrontate.Tutti questi bisogni che accumuliamo durante il nostro cammino di vita, e che teniamo stretti stretti tra le nostre braccia, (perché nessuno mollerà mai i propri bisogni) sono talmente tanti, che non solo rendono pesante e faticoso il nostro cammino, ma ci impediscono di vedere anche la strada su cui stiamo camminando. E’ come quando un uomo porta in braccio una montagna di libri, uno sopra all’altro coprendogli così anche la visuale.Primo o poi inciamperete su un sasso, è inevitabile, e non solo voi cadrete, ma anche i vostri bisogni cadranno, ed si romperanno.Alcuni di voi si rialzano disperati, rialzando da terra anche i propri bisogni, logicamente quei pochi che sono rimasti intatti, andandosene così a cercare faticosamente dei nuovi in sostituzione, mentre ci sono altri uomini che una volta caduti, si rialzano, ma lasciano per terra tutti i loro bisogni, sia quelli intatti che quelli rotti, rincominciando così nuovamente a camminare nel mondo come quando erano appena nati: liberi e leggeri!Ecco, io sono uno di quelli, che è caduto, ma che quando si è rialzato ha lasciato per terra tutti i suoi bisogni, ed ora mi sento più leggero, corro e cammino fischiettando per il mondo, libero da qualsiasi bagaglio, da qualsiasi pesantezza. Non si può uscire dal circolo vizioso in cui si trova l’umanità, e ogni tuo tentativo di uscire fuori è inutile, aspetta solo di cadere, perchè primo o poi cadrai è inevitabile, e quando sarai caduto e con te tutti i tuoi bisogni, lasciali per terra, e incomincia a camminare libero e leggero: vedrai che sarà molto interessante sperimentarlo, o meglio ri-sperimentarlo.

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